e luce nei miei occhi che ora non ho

Dicembre 6, 2009

ma se la tua vita gira a vuoto. come e dove trovi le forze per risollevarti? perchè ogni azione, ogni singolo pensiero ti trascina a fondo. ogni cosa è incasinata, e – invece – vorresti tanto fosse illuminata.

anche se non è vero, tutti gli altri ti sembrano avere vite perfette. con scopi precisi. con decisioni facili. con decisioni che riescono ad affrontare. o semplicemente loro hanno delle decisioni da prendere.

come vivi quando non puoi prendere che decisioni banali?

quando vorresti volare alto e in realtà stai solo a guardare gli altri che ci riescono mentre tu te ne resti con le ali tarpate?

quanto sarebbe bello poter scappare e ricominciare.

e avere un po’ di pace. che ora non ho.


quando si dice un conto salato

Novembre 21, 2009

Chissà che spavento deve aver preso Eric Gernez, caffettiere di Petite-Forêt, paesello di 5.251 anime del Nord della Francia, quando ha aperto la bolletta telefonica del mese di Agosto!

Il suo piano prevedeva un canone fisso di 95€ al mese, una tariffa che gli dava traffico illimitato (di chiamate e internet) 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Eppure qualcosa è andato storto, e il gestore Orange ancora rimane vago (è ghiotto il colpaccio!), perchè l’importo che Monsieur Gernez dovrebbe pagare è della bellezza di..

45 932,61 euro!

 


Bicchiere mezzo pieno, mezzo vuoto… oppure?

Novembre 20, 2009

Un ottimista vede il bicchiere mezzo pieno,
un pessimista vede il bicchiere mezzo vuoto…

… e invece un realista come lo vede il bicchiere?

(vede semplicemente un bicchiere?)


Ormai è rugby mania (?)

Novembre 16, 2009

Non so cosa pensare di tutta questa rugby-mania. Da un lato ne sono entusiasta: finalmente c’è spazio per qualche sport che non sia l’onnipresente calcio (che diciamocelo un pò, ha anche stufato!) con le sue beghe ormai becere, con gli stipendi milionari di giocatori e allenatori.. Insomma, finalmente un pò d’aria buona e fresca anche da noi.

Perchè, per quanto donna, ho capito alcune cose di questo sport: è da qualche anno che seguo con interesse il Sei Nazioni, non che sia una gran esperta (ma mi impegno), ma devo in effetti confermare quella citazione di Henry Blaha:

Il rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie. Il football è uno sport bestiale giocato da bestie.”

Si picchiano, certo, e si picchiano anche forte. Non sono dei damerini, il sangue non è finto. Ma tutto si limita al campo.

Stamattina sentivo Radio Deejay e in studio Linus e Nicola avevano come ospite Jonah Lomu, un grande del rugby neozelandese e mondiale, che diceva: “What happens in the field, stay in the field“. Quello che succede in campo, rimane nel campo. (Un pò come nel Miglio Verde..) Ma è proprio lì il bello, t’arrabbi, picchi a destra e a manca ma poi basta, stop. Ti scarichi e poi sei pronto a farti una risata. Sei pronto al Terzo Tempo. Infatti finita la partita non finisce tutto. Si mangia, si beve insieme, vincitori e perdenti. Mettere d’accordo tutti, più o meno, no? E che miglior esempio di sport ci può essere?

Stessa cosa vale per gli spettatori: non ho mai visto problemi, tafferugli, polizia tra il pubblico, anzi, quasi sempre ci sono famiglie con bambini, c’è gente spensierata e soprattutto, tifosi delle due squadre uno in fianco all’altro. Nessuna “curva”, nessun “settore”, tutti insieme (appassionatamente!) civilmente.

Non dovrebbe essere così sorprendente, anche nel calcio dovremmo assistere a questo genere di spettacolo, ma purtroppo con il tempo, con la passione-ossessione esagerata e distorta, con una serie di eventi spiacevoli che si ripetevano (e ripetono comunque), il mondo del calcio è diventato un pò melmoso. Troppi magheggi, troppi interessi girano dietro, e troppe canaglie ci sono a tirare le fila. E’ un sistema un pò logoro, che perde interesse, e con difficoltà si vede il buono che in fondo c’è alla base del gioco. Perchè alla fine è proprio questo, un gioco. E come tale non può che essere fondamentalmente buono, positivo, portatore di sani valori di competizione e collaborazione.

Quello che è il rugby. Il rugby è uno sport con valori che il calcio dovrebbe riscoprire, è uno sport veramente di squadra, dove non si va avanti se non si ha fiducia nei compagni e se non si ha il loro appoggio. E’ uno sport pulito, giusto, liberatorio, unificante sia per chi lo vive, che per chi lo guarda.

E, ripeto, sono davvero entusiasta che tutto questo venga “scoperto” dal resto del mondo. Ma dall’altro lato, ho anche paura che succeda come al calcio, cioè che venga “contaminato” e abbruttito, che perda i principi, i fondamenti così giusti.

Solo il tempo può dirlo, intanto, aspettiamo il 6 Febbraio, con Irlanda-Italia (ancora in dubbio il mio tifo) a Dublino!


Ho cominciato un puzzle

Novembre 16, 2009

Ho cominciato un puzzle… (e che puzzle! “Il Bacio” di Gustav Klimt!)

1500 pezzi e 60×85 cm d’ingombro..

Sarà la fine della mia -già scarsa- vita sociale?

Oppure potrei invitare gli amici a farlo con me… wow, che propostona!

Massì…vediamo dove mi porterà questa nuova idea malsana/balzana!


Domandona esistenziale..

Novembre 13, 2009

..ma come sarebbero stati i cartoni animati senza la voce di Cristina D’Avena??

Da non dormirci la notte..


L’ ingratitudine – Con Parole Mie (10/11/09)

Novembre 10, 2009

“Merce rara, merce molto rara. La gratitudine probabilmente non appartiene alle categorie di questa nostra vita quotidiana. E lo si sperimenta quotidianamente, continuamente. Ognuno di noi, credo possa riempire pagine di gratitudine mancata per farne un fascicolo di fotocopie esistenziali, poichè siamo stati tutti delusi dalle ingratitudine altrui. Con il rischio fin troppo evidente di non vedere la propria. Ecco, non dimentichiamo mai la regola in base alla quale la vita spesso restituisce quanto alla vita noi diamo.

E allora, forse, è bene preoccuparsi di comportarsi senza aspettare l’arrivo della contropartita. E nel comportamento esiste la possibilità di dare al prossimo, esiste come qualsiasi altra circostanza della nostra vita: vivendo si respira, vivendo si da.

E a quel punto… e a quel punto è quasi del tutto inutile pensare di riavere. Il pensiero di dare dovrebbe diventare una consuetudine, un modo di pensare e di agire. Una caratteristica dell’uomo: mi comporto e di conseguenza do al prossimo, creo opportunità, inserisco persone nella strada aperta dai miei comportamenti.

E allora, e allora diventa quasi inutile parlare di gratitudine.

Se le persone attorno a voi assimileranno questo stile, si renderanno conto e ricorderanno.

Diversamente… diversamente la presunzione di intelligenza farà credere loro di essere quel che non sono e non riusciranno mai ad essere. Si sentiranno ora artisti, ora incompresi. Spesso artisti incompresi. Sempre pronti a pretendere, quasi mai a riconoscere i limiti. Ma non ve ne fate un cruccio. Non evocate l’ingratitudine, è del tutto inutile: un sasso resta tale e non può esprimere sensazioni, così come, difficilmente, un sasso sarà in grado di ringraziare.

La gratitudine nasce quasi per definizione senza memoria.

Non.. non lo faccio quasi mai, ma vi confesso una serenità fuori dal comune in una circostanza recente della mia vita. Qualche tempo fa, di sera, nel silenzio più completo della solitudine, con più di qualche amarezza nei pensieri, sono andato a ricercare, appuntandomeli fisicamente, nomi e volti di persone a cui debbo una gratitudine. Ecco, credetemi, è stato straordinario.

(…)

Non saresti così grazie a loro.

Appunto, grazie a loro.


GRAZIE NASA!

Novembre 10, 2009

Grazie di cuore. Grazie che, dall’alto della tua onnipotenza, hai detto chiaro e tondo:

NON C’É NESSUNA FINE DEL MONDO.

Non me ne vogliano i Sumeri o i Maya (galattici!) ma saremo pure un po’ più avanzati tecnologicamente noi, o no? Forse che se stesse arrivando un asteroide i satelliti, i radar non lo vedrebbero?

Povero Giacobbo. Chissá che colpo al cuore! Lui che ha speso cosí tante energie (e si è guadagnato i suoi bei quattrini con un libro ad hoc) per avvisarci dei leggendari maya galattici che hanno previsto con esattezza la nostra fine.

Massì, in questi giorni sento spesso il detto “il mondo  è bello perchè è vario”: fa colore Tom Cruise che si costruisce il bunker sotto casa, fanno colore i babbacchioni convinti che non ci sarà un 2013.. Si, finchè sono innocui, può andare anche bene che ci sia qualche uccello del malaugurio.

Spero solo che quel cavolo di “film” (vamos, un pedazo de mierda, ya lo se) “2012″ non faccia degenerare la situazione.

La storia insegna che già dall’anno 1000 la gente schizzava convinta dell’imminente fine. E’ stato così anche nel 2000 quando si diceva del millennium bug. Mi ricordo anche di qualche eclissi solare che Nostradamus aveva preannunciato fatale. Ma nonostante tutto siamo ancora qui. Perchè adesso dovrebbe essere diverso?

In ogni caso…

“Tanto, quando nel 2012 saremo tutti vivi qualcuno dirà in rete che Nostradamus ha previsto, per il 2016, l’impatto tra il nostro pianeta e un gigantesco tostapane galattico (e di questo c’è riscontro anche in un misterioso calendario segreto di Frate Indovino).”

dal Corriere


remember, remember the fifth of november

Novembre 5, 2009

“Buona sera, Londra. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno ahimè sprofondato nell’oblio, sottraendo un po’ di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole.. non c’è che da guardarsi allo specchio.Io so perché l’avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie. C’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale Alto Cancelliere, Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.”

V.


níl aon tintéan mar do thintéan féin

Ottobre 22, 2009

“Io voglio alzarmi ora e voglio andare, andare ad Innisfree

e costruire là una capannuccia fatta d’argilla e vimini:

nove filari e fave voglio averci, e un alveare,

e vivere da solo nella radura dove ronza l’ape.

E un po’ di pace avrò, chè pace viene lenta

fluendo stilla a stilla dai veli del mattino,

dove i grilli cantano;

e mezzanotte è tutta un luccicare, ed il meriggio brilla

come di porpora, e l’ali dei fanelli ricolmano la sera.

Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, perché la notte e il giorno

odo l’acqua del lago sciabordare presso la riva di un suono lieve;

e mentre mi soffermo per la strada, sui marciapiedi grigi,

nell’intimo del cuore ecco la sento.”

William Butler Yeats

There’s No Place Like Home